LUOGHI [IN]STABILI*

a cura di Giuditta Elettra Lavinia Nidiaci

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

dal 2 al 14 ottobre

Fondamenta Gallery, INSIDEART

Via Arnaldo Fraccaroli, 5-7 (angolo via Guglielmo Stefani),  Roma

{dal testo in catalogo, di Giuditta Elettra Lavinia Nidiaci:

Esiste un gap concettuale intercettato tra la rappresentazione del luogo d’origine, delle radici, e la raffigurazione dell’individuo, un soggetto calato nella sua instabilità esistenziale; ne è chiaro esempio il personaggio del vecchio e illustre professore Isak Borg, il quale, non a caso, è il protagonista che eredita dal suo ideatore, il cineasta Ingmar Bergman, persino le iniziali, ponendo in essere, agli occhi dello spettatore, lo spunto di una riflessione autobiografica non troppo celata, quella del capolavoro Il posto delle fragole, “il luogo dove si annidano i ricordi”. In un viaggio in auto tra Stoccolma e Lund, l’anziano professore Isak Borg riconsidera la sua vita: chi può dimenticare certi ricordi? Possiamo porci il medesimo quesito dinanzi alle opere di MatteoTenardi, che trasudano impellente esistenzialismo, ma anche immobilismo, nostalgico attaccamento al luogo, ad un intimo e personale hortus conclusus, ad un’età dell’oro vana, ma che ogni volto o placida figura intende utopicamente attendere instancabilmente: l’ancora che ci lega ai luoghi resi instabili da una contemporaneità millantata, incerta, indecifrabile come una nebulosa eterogenea, è di volta in volta diversa, si fa scultura con attitudine installativa, unicum, ibrido d’arte, ove campeggia una pittura che per l’occasione si delinea come sagome animate solo dalla loro impotenza, rivolta ai confini spazio-temporali; a guidare la frustrazione di corpi ed espressioni dei personaggi di Tenardi sono oggetti-feticcio, o appunti preziosi raccolti e collezionati dall’artista. Laddove in letteratura, a livello formale, le parentesi quadre ci danno la misura di una sospensione, nei contenuti spesso, similmente, ritroviamo la stessa attesa, lo stesso limbo angoscioso: non v’è più lampante esempio del personaggio di Eveline, nel racconto tratto dalla raccolta Gente di Dublino di James Joyce, inerme e immobile per sua stessa volontà, con le mani saldamente aggrappate alla balaustra del luogo natio; il progresso spaventa, il futuro smarrisce, diqui la peculiare idea d’intitolare Luoghi [In]Stabili* il corpus delle opere di Tenardi, raccolte ed esposte negli spazi romani di Fondamenta Gallery con
intento retrospettivo. A tale poetica è certamente riconducibile il successivo ciclo Luoghi Instabili* *la deriva delle cose e il ciclo dell'acqua, dai tratti mistici, ancor più rarefatti, esposto presso il bolognese Spazio Testoni: la storia dei luoghi, intesi come fisici (materiali, sensibili, esterni) e metafisici (immateriali, intangibili, interni) è una perfetta commistione tra la vita passata e quella futura dell’individuo, così come risulta inscindibile la comunione tra i luoghi che l’individuo osserva, vive e percepisce intorno e fuori di sé e quelli che, al contrario, egli avverte soltanto dentro se stesso: l’esistenza è dunque permeata da un moto karmico, da un divenire incessante, inarrestabile, inevitabile, il passato raffiora esattamente come l’acqua che tutto muove, che tutto restituisce. C’è un personaggio nei romanzi di Piero Chiara, il protagonista de La stanza del vescovo, che naviga in continuazione su di una barca al centro del lago su cui si affaccia la suggestiva Luino, ed il lago è per lui come un’isola alla rovescia: egli si tiene lontano dalle rive che simboleggiano il mondo, le sue fauci feroci, il mefistofelico universo degli adulti che vogliono sottrarre o sottrarsi alla poesia delmondo infantile, forse perduto, forse mai pervenuto.