Costruire Rifugi* (la curva dell'oblio e l'errore del tempo)

[ Zaion Gallery, Biella, 2020 ]
Nicolas Gomez Davila in un testo pubblicato nel 1977 sosteneva che le  epoche a venire avrebbero necessitato della costruzione di rifugi contro l’inclemenza del tempo. Una ventina d'anni prima Stig Dagerman scriveva che "il tempo è una falsa misura (...) che tocca esclusivamente le mura esterne della vita". Forse è la memoria che costituisce queste mura.
La serie di opere presentata in Costruire Rifugi* (la curva dell'oblio e l'errore del tempo) si è sviluppata per tutto il corso del 2019. Alcune figure a grandezza reale e una serie di disegni e dipinti di medie e piccole dimensioni sono il diario di bordo di un viaggio che sta compiendo ognuno dei soggetti che abita i lavori. Ogni soggetto parla della creazione di uno spazio minimo che diventa rifugio ed è alle prese con prove da superare e conquiste da compiere, tutto ciò congelato in gesti minimi e vicini all'immobilita'. Una pietra, un remo, una v rovesciata che rimanda all'elemento chiave di un tetto, quel che resta di un'architrave, dei legni strutturali,  memorie e macerie che parlano di luoghi fisici e corpi instabili e mutevoli.
Se progettiamo per sopravvivere dobbiamo considerare che lo spazio delle idee si genere nel liquido amniotico della memoria umana e non in una memoria esterna affidata ad un disco rigido, a una pagina scritta o ad una pietra incisa, che possono funzionare solo come memorandum di un processo. La memoria umana opera secondo un processo narrativo, le idee e i fatti si ancorano nei luoghi della mente attraverso immagini strettamente concatenate e legate ai sensi. L'inganno dell' affidarci ad una memoria esterna non contempla la dimenticanza. La memoria digitale è un'accumulazione incessante di dati, ma i dati possono essere contati, non raccontati.
Se la scatola cranica è il rifugio fisico dell'encefalo allo stesso modo la memoria lo è del pensiero. Ed è nella memoria umana che si genera lo spazio di un'oblio che per paradosso rafforza ciò che permane e si sedimenta cosi come la pittura che agisce nello spazio di un non detto, di una dimenticanza resa manifesta. Come il ricordare di avere dimenticato qualcosa.

Matteo Tenardi, febbraio 2020

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Luoghi Instabili*

*la deriva delle cose e il ciclo dell’acqua*

[ Galleria Spazio Testoni, Bologna e Fondamenta Gallery, Roma, 2017 ]

Per l’Uomo non esistono luoghi stabili, incorruttibili allo scorrere del tempo, al divenire della storia, ed è la mancanza di questa stabilità che rende lo spazio un dubbio, un principio che va continuamente individuato e designato. E’ l’instabile che governa il divenire e l’instabilità strutturale delle cose e che consegna alla realtà rovine, reperti, memorie fisiche ed oggettuali che fanno intravedere un tempo puro e non databile. Cose, luoghi, case, montagne, pietre, elementi imperfetti generati dall’esistenza che li ha vissuti e trasformati, imprimendo nella loro forma il gesto dell’Uomo e dello scorrere del tempo.

L’uomo discende da una catena ininterrotta di antenati e il fatto che nasca senza volontà propria e senza autoconsapevolezza lo rende l’ospite casuale di un divenire incerto.

Non resta quindi che scegliere di camminare in un tempo puro, tra le brecce create dall’incuria ed accettare il senso delle rovine. E’ necessario vincere l’ostinazione che ci illude e ci fa pensare ad un modello ideale che ha nella "stabilita" il centro focale e invece scegliere di contemplare un modello opposto che pone al centro l'Instabile, proprio come  il meccanismo inesorabile del ciclo idrologico  che può compiersi (attraverso evaporazione, condensazione  e precipitazione) soltanto grazie alla natura instabile dell' elemento Acqua

Matteo Tenardi, settembre 2017

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Again! / HOME* (un testo per una stanza)

[ Galleria Spazio Testoni, Bologna, 2015 ]

Nella stanza ogni parete è abitata da 4 individui senza apparenti relazioni, come una casa abitata da 4 estranei. Su tre pareti ci sono tre ipotetiche vie di fuga, delle feritoie orizzontali o verticali che si aprono nel muro e segnano una via d'accesso per un altrove. Nell'ultima parete c'è un'individuo che da la schiena alla stanza. Un sacco e una pietra, una scala, l'idea dell'orizzonte , un ancora e una piccola scritta sul muro, sono gli elementi che accopagnano i 4 soggetti. Cio che lega gli elementi è il ruotare attorno all'idea della relazione dell'uomo con lo spazio, e quindi il concetto del Limite, l'idea dell'abitare e il principio della Fuga in senso spaziale e temporale.

In -Traslochi* [V] , la pietra segna un punto, identifica un luogo, diventa un primo abbozzo di casa suggerendo l'idea dell'abitare. L'uomo tiene con se un sacco che indica una partenza, uno spostarsi verso nuove destiazioni. Il sasso rimane li a terra nonostante l'individuo sia diretto altrove, segnando una separazione.

La scala in ferro è un elemento di passaggio, suggerisce dinamismo, indica il salire e il discendere, il progresso e il regresso, ed è posta a lato della figura in – Non vedo l'ora che anche quest'altra giornata sia finita* , frase che suggerisce un cortocircuito temporale in cui la giornata e sempre quella presente di chi legge, quasi scardinando lo scorrere del tempo in un qui e ora perpetuo che si ricollega al perpetuo salire e ridiscendere della scala

L' orizzonte è la linea immaginaria, che sta solo negli occhi di chi guarda, e segna il limite ultimo verso cui si può spingere la vista, il senso umano che giunge più lontano

In - Diventare Linea d'Orizzonte* nell'Angolo al Confine tra il Muro e il Pavimento - la parete è vuota all'altezza degli occhi ed una sorta di elemento architettonico si inserisce alla base del muro diventando parte del muro stesso. Su questo elemento si apre un varco orizzontale ed è da li che si puo scorgere il terzo individuo che occupa la stanza. La ragazza, distesa, come in un'apnea di spazio anzi che d'aria, segna una nuova linea d'orizzonte, spostando lo sguardo di chi guarda al limite del muro, suggerendo di cambiare orizzonti, spostare mete, trovare vie di fuga dove non le si sarebbe immaginate

L'ultimo individuo (- *Lo Spazio è iò che arresta lo sguardo  ) è in piedi di fronte ad una una porzione rettangolare che viene in avanti rispetto alla parete. La ragazza è fissa ed immobile, rivolta verso il muro, vuoto, concentrata sul limite spaziale che ha di fronte. Non puo esserci relazione tra chi guarda e lei, non si puo percepirne il viso, si puo solo vedere il vuoto che le sta di fronte. A terra, ai piedi della figura c'è un' ancora, elemento che richiama di nuovo il viaggio, il ripartire e il sostare. Mentre negli altri individui il varco apre una possibilita di passaggio, qua la situazione è di assoluta stasi, di blocco. Un'ipotetica soluzione è suggerita dall'Asterisco disegnato in alto sulla porzione rettangolare di muro e che rimanda alla piccola frase scritta sulla parete a fianco della figura:

*lo spazio è ciò che arresta lo sguardo, ciò su cui inciampa la vista: un'ostacolo: dei mattoni, un angolo, un punto di fuga: lo spazio è quando c'è un angolo, quando c'è un arresto, quando bisogna girare perchè si ricominci

Matteo Tenardi, agosto 2015